Come la divisa dà alla testa. Negli Stati Uniti come in Italia. Ma mentre negli Stati Uniti è lecito criticare gli abusi di potere della polizia, da noi sembra sempre che gli agenti siano esenti da macchie. Non solo engli Stati Uniti queste immagini fanno il giro dei principali quotidiani e televisioni, in Italia pare che nemmeno esistano certe telecamere. Se ci sono, non funzionano. Se funzionano, immancabilmente i filmati spariscono. Abbiamo visto come persino il caso dell'ingiustificato omicidio del diciottenne ferrarese Federico Aldrovandi sia stata nascosta per parecchio tempo e quando è stata resa di pubblico dominio i media l'hanno quasi sempre relegata tra le notizie meno altisonanti (per Studio Aperto, ad esempio, prima vengono i tanga delle dive). Negli Usa le forze dell'ordine, quando in errore, sono giustamente rpese di mira dai media, qui invece l'onestà delle più grandi menti giornalistiche tenta sempre di camuffare anche i loro abusi più evidenti. Ma non solo, siamo l'unico dei paesi cosiddetti democratici a non aver predisposto che compaia un nominativo o un numero di matricola sulle uniformi degli agenti. In Italia il caso di un quadriplegico buttato giù dalla sedia a rotelle dopo aver commesso un'infrazione stradale finirebbe su Sky TG 24?
Copio dalla rete di blog Antivirus19, sperando che non se la prendano.
Parlano a vanvera. Non sanno fare altro: sono grilli parlanti. Cosa dicano, non lo sanno nemmeno loro, non è poi così importante come la verità lampante che cercano di non far emergere. Pure codardi. Non si vergognano di percepire milioni di € per la loro codardia nei confronti dello Stato.
E’ un paese incantato, quest’Italia. Meglio di Pufflandia (qualcuno la capirà). Alcuni dei migliori cervelli del giornalismo, dello sport e della cultura non riescono a mettere a fuoco il problema. Eppure è così semplice. Non si parla di calcio, non c’entra un cazzo il pallone. E’ inutile parlare di sport e problemi connessi quando la morte di Gabriele Sandri non ha nulla a che fare con tutto questo.
Non è un grande professionista, come l’hanno definito i colleghi, uno sbirro con anni di servizio che spara a caldo, ad altezza uomo, da un autogrill che si trova addirittura sull’altra carreggiata. Ma nemmeno l’ultimo entrato alla scuola di polizia agirebbe così di fronte ad una decina scarsa di persone che si prendono a sberle. E che giustificazione è sostenere che le persone coinvolte nella scazzottata non erano state identificate come tifosi?
Altro che Pufflandia, sembra l’Unione Sovietica: qui siamo alla disinformatsija più pura. C’è il questore di Arezzo in una conferenza stampa a dichiarare che “sono stati sparati per aria due proiettili”. Tutti i notiziari ti fanno credere che due colpi sparati per aria possano trapassare il collo di una persona da parte a parte. Le palle di commentare non ce le ha quasi nessuno, tranne una donna. Hanno ucciso dunque Superman in servizio o un ventinovenne comune sul sedile di un’auto? Il filmato di Sky TG 24 però va oltre: il questore viene corretto da una voce fuori campo che gli suggerisce di omettere le parole “per aria”. Allora, egregio questore, verso quale direzione sono stati sparati ‘sti proiettili che, come nella migliore tradizione, non si trovano? Perché non lo dice chiaramente che è stata presa di mira, in modo molto approssimativo, l’area dell’autogrill? Speciale TG1 ripete più volte il fatidico “per aria”, ma l’inviata, onestamente, si pone dei dubbi. Ma ci prende per il culo la polizia? Secondo il TG5, invece, alla conferenza stampa non erano ammesse domande da parte dei giornalisti. Se non erano ammesse, perché nessun altro lo ha sottolineato? Se è vero, cosa c’era da nascondere?
Per una volta non beatifichiamo gli angeli con la divisa, gli angeli che per eccesso di zelo (lo chiamiamo così o in quale altro modo?) hanno ucciso per sbaglio. Gli angeli che, quando svaccano, scaricano sugli altri le proprie colpe. L’abbiamo visto anche a Piacenza al Derby del Po quando hanno lanciato un lacrimogeno nella cucina di una villetta, dove una famiglia stava cenando. Immediatamente hanno diffuso una versione del tutto fuoriviante, cioè quella di un fumogeno lanciato dagli ultras del Piacenza o della Cremonese. Poi però la baggianata non regge più, un fumogeno tirato a mano non sfonda i doppi serramenti bruciandoli e impestando per ore un’abitazione. Così è stato oggi: anche in questo caso una versione che non corrispondeva al vero.
Non chiamiamoli nemmeno angeli. Gli angeli non sono di questa terra e quindi non fanno errori, specialmente così drammatici. Secondo l’angelologia, gli esseri di luce hanno a cuore la vita dell’uomo, non la spezzano con tale leggerezza.
Lo dicano chiaro i giornalisti cos’è successo, invece di nascondere la verità in mezzo a quel mare di parole vuote e commenti senza senso. Quando scorrono l’elenco delle tragedie degli stadi, perché omettono dalla lista dei morti Stefano Furlan, Celestino Colombi, Fabio Di Maio e altri (oltre a quelli cui furono negati i soccorsi in seguito a malori che li portarono al decesso)?.
Manganelli (con un cognome così non verrebbe nemmeno da prenderlo sul serio, ma non è momento da barzellette) dice che la polizia si assumerà le proprie colpe: ci crediamo ancora? Sveglia, italiani! Siamo l’unico dei paesi cosiddetti civili che non fornisce, sulle divise delle forze dell’ordine, un segno visibile di riconoscimento dell’agente come il nominativo o il numero di matricola. Ve li ricordate gli “angeli” quando manganellavano selvaggiamente donne e anziani, facendo rotolare giù per le gradinate un invalido in carrozzella durante un Roma-Manchester? Se ne parlò solo grazie all’intervento del governo britannico che si mosse per tutelare i propri cittadini. Bene, seppiatelo, episodi del genere sono la prassi negli stadi.
Cercate tutti di occultare il punto della vicenda, ma l’11 novembre un ventottenne è morto senza alcuna ragione. E del plexiglass infranto a Bergamo o dei vetri andati in pezzi nella metropolitana di Milano a me non frega una madonna.
In autogrill hanno rinvenuto dei coltelli e altri oggetti contundenti. Eppure i proiettili sono introvabili, altro mistero di questo paese incantato. Sarà vero come nel caso delle armi rinvenute nella scuola Diaz nei giorni roventi del G8? Per chi non ha memoria: suddette armi per magia sparirono e in sede processuale vennero esibiti una cazzuola e un secchio prelevati da un cantiere contiguo.
Cari signori dello Stato (vale per il governo prodi come per l’ex di Berlusconi), l’avete capita che con la repressione delle vostre idiote leggi speciali, con la coercizione e con la violenza legale delle forze dell’ordine non avete risolto un cazzo? Questa volta ad uccidere, a premere un grilletto con la massima faciloneria, è stato uno dei vostri uomini.
E’ inaccettabile la rivolta degli ultras. Mi può stare bene. Ma perché nessuno usa lo stesso aggettivo per lo sparo, per definire quello che è un omicidio volontario? Quando con la mancata sospensione delle partite, contrariamente a quanto avvenne dopo la morte dell’ispettore Raciti, dimostrano che la morte di un tifoso vale meno di quella di un poliziotto, che cosa si aspetta lo Stato? Proprio quello Stato che parla di tutelare gli spettatori quando poi non riesce nemmeno a difenderli, non solo alla domenica, ma neppure gli altri giorni sotto casa, laciandoli in balia dei delinquenti aumentati con l’immigrazione selvaggia.
Dopo i fatti del G8 fu chiesta la testa di Scajola il quale si dimise. Ora tocca a qualcun altro. Amato, fai la valigia anche tu insieme ai rom. Il problema grave dell’Italia non sono gli ultras.
Tramonti piacentini cronici d'autunno.










